venerdì 22 maggio 2009

Europa


basterà un voto?
I nostri media sono presi solo dalle burlesques del nano delirante, non c'è opposizione valida, la comunità europea è esaminata in relazione alle reazioni che ha nei confronti delle suddette sceneggiate, non c'è una vera informazione su di un disegno politico unitario ...
i nani si moltiplicano sulla scena internazionale,
(che siano loro il vero partito emergente?)
Mi ricordo, come lapidata, le parole di uno che anche se ha fatto delle mega-cazzate, ha detto una cosa giusta:
"... i posti più caldi dell'inferno dovrebbero essere riservati a quelli che, di fronte ai nostri momenti di dolorosa transizione, hanno mantenuto una neutralità ..."
JFK
e mi domando se basterà un voto a costruire un Europa dove manca uno Stato così importante come il nostro

giovedì 23 aprile 2009

Entrare in relazione con gli altri è sempre un lavoro!

Ogni volta me ne stupisco.
Nel mio mondo, nel quale ciò che conta è quel che realmente sei come persona
e non quanto vali in soldoni, capita spesso di essere bistrattati da coloro che credono che i valori possano essere sostituiti dal conto in Banca o dalla notorietà.
Sono perplessa

Mi sembra che sul fronte sociale stia cedendo anche l’ ultimo baluardo:
la dignità,
ovvero la nobiltà morale che dovrebbe derivare all’uomo dalla sua natura.

Quale garbo vi è nel porsi delle Persone con un’intelligente dignità.

In loro non trovi mai l’arroganza egocentrica di chi ti fa capire: io sono io, faccio solo ciò che mi aggrada; contatto le persone, solo e se, ne ho voglia io, diversamente ciccia …!

Povere persone, che si nutrono dell’altrui protervia messa in vetrina dai media, che plaudono alla stupidità di governanti che foraggiano gentarella, senza scrupoli e saperi, o viceversa.
Persone, che incuranti del loro Essere, si fanno travolgere dallo Status Symbol System e spesso si lamentano e soffrono della loro solitudine e dell’indifferenza altrui.
Ma che si può fare con gente così? Ogni pretesto offerto loro per recuperare una capacità di “vedere o di agire” che li riporti in un contesto sociale più umano, più sociale, viene scartato. Ogni invito extra-moenia declinato, ogni contatto diretto con chi non è più che certamente “suddito”, accuratamente evitato.

Io continuo a vivere con gioia, anche quando ho preoccupazioni finanziarie,
ma mi dispiace per queste persone, perché mi domando:
non sarà paura?

lunedì 9 marzo 2009

Giornata difficile!

L’8 marzo è stato sempre, nella mia storia di donna, e nella storia di tutte le donne una giornata difficile.
Una di quelle giornate fraintese, dove quasi quasi più che al sistema maschilista ne voglio a quelle donne che festeggiano la loro pretesa indipendenza in pizzeria, adorne di mimosa a guardare un coglionazzo che fa lo strip tease .
Passati gli anni dei collettivi, dove le donne si mettevano a nudo per crescere insieme ed insieme portavano in piazza il loro dolore, i loro diritti e le loro rivendicazioni di parità, pur nella specificità del loro femminino.
Quest’anno
ho deciso di dedicarlo ad una persona che ha sempre disapprovato questo mio essere donna consapevole:
sono andata al cinema con mia madre.
Speravo che capisse, attraverso un mezzo da lei più amato del colloquio con altre donne, quanto poco c’era per tutti della felicità da lei tanto sbandierata nella società ante ’68. Speravo che potesse fare una serena (vista l’età) analisi dei suoi tempi di giovane madre, giovane sposa piccolo borghese e
provasse finalmente una scintilla di perplessità verso quel tipo di società che annullava le donne.
Speravo potesse provare un briciolo di empatia per una donna che, non da sola, si badi bene, ma insieme al suo uomo, progettava una vita “viva”.

L’ho portata a vedere Revolutionary Road.

La visione del film la deve aver turbata molto, perché incurante degli sguardi biechi degli altri spettatori, non ha finito un momento di stropicciare un giornale che aveva in mano.
Quando è finita la proiezione, il suo commento è stata veramente l’ultima drammatica scena del film:
“oh, ma che matta, non era mai contenta di niente, non sapeva nemmeno lei quel che voleva! L’attrice è brava ma mi è antipatica ”.

Da quel momento, ho pensato che veramente noi donne abbiamo un bel fermarci a pensare al nostro essere donne in questa società.

Ogni anno, una cadenza fissa di riflessione, riflessione sulla prevaricazione, la disparità di trattamento, i diritti negati, ma fino a che ci rifiuteremo di “guardare” alla nostra imbecillità, consentiremo ad una società maschilista e guerra-fondaia di plagiarci, di prevaricarci, di abusarci.
Fino a che non avremo occhi per guardarci, orecchie per ascoltarci, bocche per parlarci e cuore per amarci,
riempiremo le pizzerie e basta, con buona pace dei cosiddetti “benpensanti”.

venerdì 6 febbraio 2009

il coraggio di dire: no!


Di episodi di malasanità in Italia ce ne sono sempre stati tanti.
Però nel passato, pochi ne venivano a conoscenza.
Nell’ultimo trentennio invece, acquisita la coscienza che il malato andava tutelato maggiormente di un cittadino sano, quasi ogni episodio di malasanità è venuto alla luce e molti sono stati puniti.
Il fatto di constatarne tanti, sapere che non tutti sono scoperti o denunciati e che non tutti gli autori sono puniti, ha fatto scendere il corpo dei medici abbastanza in basso, tanto che di loro si parla solo nell'eccellenza di virtù o di peccati. Il restante considerevole numero dei medici operanti sul territorio italiano gode di scarsa stima.

La gente vorrebbe ancora il medico di famiglia, quello che conosce realmente ogni singolo componente, che segue con interesse e partecipazione, quello che cura tutto l’insieme del corpo della persona, la palpigna, la ascolta, gli parla.

Invece si scontra con un mezzobusto, che difficilmente visita, che spesso non spegne il cellulare e visita continuamente interrotto dal trillo del marchingegno. Quello che ti rimanda ad uno specialista senza neanche cercare di capire cosa hai, che prescrive analisi, che poi non si prende la briga di osservare attentamente e tanto meno di spiegarti. Quello che fa clonare le ricette dalla segretaria senza adeguarle al reale stato del paziente. Quello che esce per andare di corsa col SUV in palestra, al mare, in montagna, alle Seychelles, al ristorante, dall’amante … quello che non incontri mai fuori studio perché non abita nel tuo quartiere. Quello che ha altri due studi da seguire. Quello che esercita “intramoenia” in ospedale, dove si fa pagare, anche se l’unica cosa sua è il sapere, tutto il resto, macchinari compresi, è pagato dalla comunità. Quello che opera presso una clinica dove le sue prestazioni sono profumatamente pagate, la sala operatoria è in affitto (comprensiva di personale paramedico, anestesisti a parte), e paghi la stanza, come in un albergo di lusso, nonostante paghi pure lo Stato. Quello degli ambulatori ASL, perennemente annoiato e distratto, con l’aria dello sfigato.

Insomma tutti questi, quelli che, in genere debbono screditare i medici in prima linea, per sentirsi normali nel numero e nell’apparente impegno, bene, oggi si sono riscattati.

Qualche marpione doppio-giochista, qualche imbecille, qualche pavido, qualche esoso arrivista resterà in circolazione, ma la massa, quella che conta, quella che dà il servizio vero, quella che connota il nostro Paese, quella che incarna la Pietas, si è riscoperta ed ha il coraggio di dire no ad un progetto di legge aberrante, lesivo della dignità umana.

Denunciare un essere umano in fuga da miseria, guerre, che già soffre e spesso, proprio per questa ragione, si ammala, è quanto di più cattivo si possa pensare. Togliergli la speranza di ogni cura nel momento nel quale è più debole è un abominio, che non trova nessuna giustificazione.

Wow, oggi i medici italiani hanno detto: no!
Che Dio li abbia in gloria e renda loro merito!

sabato 31 gennaio 2009

Come nasce un progetto?



Nasce da un’idea, che si insinua nei pensieri di tutti i giorni.

Prima vagamente, poi, sempre più spesso, ciò che ti accade intorno ti riporta lì a quell’idea di fondo, ma con un’angolazione in più, una tessera che va ad aggiungersi alle altre, per formare un’idea più complessa ed articolata.
Le idee in merito si agglutinano o esplodono a seconda delle circostanze e del momento nelle quali le analizzi o le proietti come soluzione.
Ti sembra che tutto ruoti intorno a quest’idea e allora incominci ad ordinarne le possibilità di sviluppo: in orizzontale, in verticale, in bianco, in nero, in mille modi.
Il pensiero non è mai statico: ha alti e bassi, si allarga e si restringe, prende forme e peso diversi, matura in te, lo senti vivere di vita propria.
E quella, che in partenza, pareva solo un’idea, magari un po’ balzana o utopica, si articola e diventa un progetto:
il tuo progetto.
Il progetto per vivere la vita futura che, dal momento che hai un progetto, sembra tanta, anche se hai sessantanni e più!
È un parto! Mesi di proiezioni, di dubbi, di domande, mesi di cadute sui vari problemi che vengono evidenziandosi, mesi di speranze che rinascono dietro ad un’altra ideuzza nuova, ad un lampo di chiarezza.
E una volta provi a chiederti
“Perche?”
e analizzi le risposte che ti dai da solo, poi le analizzi insieme a qualcuno di fiducia, poi insieme a qualcuno che pensi abbia più sale in zucca.
Ti gasi, ti smontano, fanno ostruzionismo, demordi, poi svicoli e riprendi coraggio perché qualcuno aveva gli occhi sognanti mentre lo esponevi.
Poi passi alla domanda successiva
“con chi?”
Bella domanda, hai una vita di coppia che non vuoi far scoppiare. Quelli della tua età sono smagati, hanno solo una progettualità di tipo redditizio spinto e già collaudato oppure giocano già in rimessa.
“quando?”
Stessa trafila con in più la remora dell’età, dei tempi di realizzazione, la sensazione sconvolgente che devi prendere un treno al volo e non sai se ti basteranno le forze o se finirai sotto le ruote. Sai che più aspetti, più scemeranno forze e possibilità di farcela, per cui devi osare anche se stai giocando al buio e da solo. Tentazione intermittente di lasciar perdere, per quieto vivere, e voglia di provare, costi quel che costi!
“quanto?”
La vita ti ha insegnato che per riuscire, che tu abbia un euro o un milione, che costi zero o una cifra, devi fare bene la prima mossa, sai che devi innescare il volano, che basta partire, poi adagio adagio le cose vengono.
Così torni a lambiccarti il cervello ….. da dove inizio?

Il progetto, appunto, è come un parto, vita che incomincia!
Il mio progetto … non vedo l’ora che si completi!



mercoledì 21 gennaio 2009

lunedì 12 gennaio 2009

Serata magica


Serata dedicata ad un grande, tante canzoni, una per tutte: creuza de ma.
rivedere vecchi amici, cresciuti ma non invecchiati, risentire il sapore della lotta per le cose che valgono, trovare che quando qualcuno è bello dentro, dentro il cuore, dentro la testa, il corpo può cedere, ma lui rimarrà sempre splendido.
questa sera sono anche tornata a due dei libri che mi sono piaciuti di più, a due dei libri che più mi hanno fatto pensare e colpito nelle viscere:
il coraggio del pettirosso e la regina disadorna
di Maurizio Maggiani
la forza della storia ed il sogno
e
mi sono risentita nell'acqua salata a guardare, dietro la spiaggia, le Apuane col loro inganno di neve, la loro forza, la loro anarchia

venerdì 9 gennaio 2009

quanti morti?

Guardo la TV e vedo immagini di civili straziati da bombe, razzi.
a volte portano la kippah, a volte la kefiah, gli abiti sono diversi, lo strazio uguale.
Mi prende alle viscere, é quello che vogliono loro.
Loro chi? Non lo so esattamente,
ma ho individuato un meccanismo perverso che si perpetua da tanti anni.

Me ne sono realmente accorta all’incirca dal ’68. Tutti i giornali ad un certo punto incominciarono ad aprire con le BR: "hanno scritto questo, hanno detto questo, hanno gambizzato quello" e via alle prime pagine, via a sempre più grandi titoli. Sì, lo dico tranquillamente, perché prima di arrivare alle azioni cruente mi ricordo bene che c’erano stati comunicati irriverenti, poi bellicosi, poi minacciosi, ma ancora non erano arrivati a fare azioni di rilievo che già la stampa dava alle loro gesta uno spazio spropositato, in prima pagina. Ho proprio notato che si andava perdendo il contatto con la realtà: morti ammazzati da camorra, mafia, ‘ndrangheta venivano riportati in piccoli trafiletti nelle pagine interne, come se quegli assassinii non fossero importanti, come se il fatto di avere delle organizzazioni criminali che uccidevano ogni giorno un sacco di persone non fosse preoccupante quanto e più delle BR.

Le BR hanno fatto tanti morti. Le stragi nere, parecchi di più.
Mafia, camorra, ‘drangheta quanti ne hanno fatti dal 68 ad oggi?
Non mi ricordo di averli mai visti quantificati tutti insieme dai media come un cancro che minaccia e distrugge l’Italia molto più delle BR.

Ma mi sembra anche, che a parte qualche exploit all’inizio, per il quale usano la stessa enfasi che in questi giorni riservano al conflitto israelo-palestinese, e ogni tanto a qualche ripescaggio in occasioni tipo la liberazione di Ingrid Betancourt,
i media non parlino seriamente ed onestamente del dramma dei conflitti bellici.

Il farlo forse vorrebbe dire analizzare senza ipocrisia come e perché nascono questi conflitti. Vorrebbe dire ammettere che spesso i Paesi, in cui si combatte , sono poverissimi come trend di vita, ma ricchi di qualche materia prima che ingolosisce i potenti.
Serve a non domandarsi quanto guadagna chi va a ricostruire , o quanto guadagna chi vende le armi.
Vorrebbe dire che il giro del fumo delle borse si arricchisce anche sulle guerre.
Serve a non dirsi che l’indotto della guerra tocca e arricchisce quasi tutti i cosiddetti paesi civilizzati.

Nel ’64 la repressione del governo colombiano nei confronti del movimento di autogestione contadina fa nascere le FARC. Il conflitto armato, da allora ha fatto 300.000 morti in Colombia. Per la recente liberazione di Ingrid Betancourt, i media hanno saputo solo parlare di quanto erano stati bravi a sollecitarne la liberazione, nessuno l'ha voluta realmente ascoltare.
Nel ’67 Palestina ed Israele hanno incominciato a fronteggiarsi, da allora, Guerra dei sei giorni, Intifada, Guerra dello Yom Kippur, invasioni varie e ritiri, hanno provocato 108.000 vittime.
Nel '69 nelle Filippine: insurrezione comunista 40.000, insurrezione islamica 120.000. Più Operazione Enduring Freedom. Totale vittime ufficiali 160.000, stimate dalle Ong 200.000.
Nell ’80 guerriglia in Perù. 69.280 vittime
Nell ’83 insurrezione Tamil nello Sri Lanka. 70.000 vittime
Nell ’87 seconda guerra civile in Uganda. 12.000 vittime
Negli anni: ’88 guerra civile in Somalia, ’89 conflitto Indo-Pakistano in Kashmir, ’90 Insurrezione separatista in Senegal, ’92 Conflitto del Delta del Niger, ’93 rivolte autonomiste dell’Assam, Tripura, Nagaland. Sconosciuto il numero delle vittime.
Nel ’99 Seconda Guerra Cecena,. 75.000 vittime civili
Nel 2001 Guerra in Afghanistan, 34.000 vittime
Nel 2003 Guerra in Irak.,151.000 vittime (?); Conflitto nel Darfur, 400.000 vittime.
Nel 2004 Insurrezioni in Belucistan, Thailandia, India e conflitto ideologico in Waziristan, 10.000 vittime (?)
Nel 2005 guerra in Ciad, circa 1.400 vittime
Nel 2006 conflitti in Mexico, circa 2.700 vittime; conflitto Hamas-Fatha. 265 vittime
Nel 2007 rivolte e conflitti in Niger e Mali, in Ogaden, circa 700 vittime
Nel 2008 guerra in Ossezia, oltre 2000 vittime. Conflitti in Congo, Kivu, Ruanda, ancora sconosciuto il numero delle vittime

Tutti questi conflitti sono ancora in corso.
I dati, quando ci sono, vanno dall’inizio del conflitto ad agosto 2008.


Ho preso in analisi solo i dati a partire dal ’64, cioè da quando ho incominciato a rendermi conto che i media parlavano seguendo strategie che non erano di verità ma di opportunità.

E mi domando: visto che i media alla mia portata sono quelli di un regime democratico e visto che i mezzi espressivi sono tanti e la possibilità di dire le cose come veramente stanno è di tutti,
come mai tutti i media seguono l’onda creata da qualche re travicello?
Entrano tutti in fibrillazione allo stesso momento, vibrano tutti allo stesso modo, sono tutti corti di memoria, danno alle vittime importanze diverse: quelle che tirano e quelle che no.

E visto che gridano tutti contro la guerra, forse dovrebbero pensarci tutti i giorni,
perché i figli si educano da piccoli,
- quando non si fa la prepotenza di parcheggiare in seconda fila per lasciarli a scuola,
- quando non si ostruisce il marciapiede col Suv,
- quando non si suona il clacson gridando: muoviti stronzo!
- Quando non si passa avanti alla gente in fila,
- Quando non si denigra il maestro che ha il compito di educarli.
- Quando si dice chiaro e tondo: non si danno soldi alle scuole private, fino a che non ce ne sono abbastanza per le scuole pubbliche.
- Quando non ci si vanta di essere “ammanigliati”,
- Quando non si chiedono sconti.
-Quando si pagano le tasse, i conti, le rate, non si spende più di quel che si ha in tasca.
- Quando non si umilia chi è più povero, straniero o differente.
Ma cavoli, poi ci si indigna se qualcuno fa guerre di sopraffazione, ma questa è una società che gliela dà con il biberon ai suoi figli l’idea di sopraffazione, l’idea di guerra!
Quanti sono i morti sul lavoro, quelli sulle strade?
Possibile che non si sappia più dare valore e dignità alla vita?