venerdì 4 giugno 2010

grazie Pertini!



per l'anniversario della Repubblica Italiana, voglio ricordarti come colui che ha avuto il coraggio di eliminare (anche se poi reintrodotta da qualche codino) quell'enorme sfoggio di cultura machista ed aggressiva che è una parata militare.

Una parata con la quale si toglie alla gente tutto l'orgoglio e la gioia di vivere in una Repubblica Democratica.

Una parata con la quale, articoli fondamentali di una esemplare Carta Costitutiva vengono vanificati dall'ostentazione dell'ego smisurato di tronfi galletti che amano mostrare, quasi fossero loro, tutti i soldatini del gioco più crudele.

(la foto scelta, non è certo tra le migliori e più eleganti, ma è quella che più si adatta ai tempi. Un grazie di cuore a chi ha ideato il manifesto!)

sabato 24 aprile 2010

per non dimenticare!


“Certi uomini sono quello che i tempi richiedono. Si battono, a volte muoiono, per cose che prima di tutto riguardano loro stessi.
Compiono scelte che il senno degli altri e il senno di poi stringono nella morsa tra diffamazione ed epica di stato.
Scelte estreme, fatte a volte senza un chiaro perché, per il senso dell’ingiustizia provata sulla pelle, per elementare e sacrosanta volontà di riscatto ….. "
(da Asce di Guerra. Ravagli. WU MING).

mercoledì 10 marzo 2010

sotto la neve dorme il grano...

Sotto la neve dorme il grano…
Mi dicevano quando ero bambina ed il tempo aveva ancora dei ritmi scanditi dalle stagioni.

Quando non c’era la televisione e noi bambini si guardava, il naso incollato ai vetri delle finestre, i fiocchi che scendevano lenti dal cielo.
Sognavamo poter trasformare tutta quella neve in pupazzi.
Era uno spettacolo:
i tram che passavano con la luce gialla e, dietro i vetri tutti appannati, la sagoma scura ed informe della gente stipata.
Le nonne, per tenerci occupati, ci facevano disegnare i cristalli di neve e ci raccontavano che in montagna, la gente si riuniva nelle stalle con le bestie, per stare calda e si raccontava “le storie”. Noi volevamo sapere che “storie” e allora la nonna ne incominciava una
del lupo che camminava nella neve e faceva ploff-ploff…

Per anni, guardando certi quadri del Segantini, sono tornata con gran tenerezza a quei pomeriggi invernali, coi loro attimi magici, cacciati dalla televisione, dalle settimane bianche.

Credevo fossero irrimediabilmente persi ed invece,
eccomi oggi, dietro al vetro, a guardare per ore la neve che scende,
a guardare Giorgio che impasta il pane con la madre acida, che Marcello, l’amico panificatore, ci ha regalato due giorni fa ad Ebbio.
È una madre di pane che ha 100 anni!
Mi sembra impossibile…. Eppure, mentre tutto questo mondo rutilante s’arrabatta,
c’è ancora qualcuno che impasta il pane e mette da parte una pallottina, che servirà a fare il pane anche domani e dopodomani e così via da 100 anni…
guardo e cerco di ricordarmi come si disegna un cristallo di neve, uno qualunque …
Guardo i campi nella valle e mi piange il cuore, sotto tutta quella neve non c’è seminato, c’è solo un abbandono chiamato esoticamente set-aside.
Il pane si compra al super mercatino. Quante famiglie montanare spiano ancora la neve pensando al pane che si farà col grano cullato sotto?

È tanto bella questa neve che scende ininterrottamente da tante ore, tutto intorno è bianco, soffice e sospeso nel tempo, le sagome dei monti sono sparite in questo turbinio di fiocchi, dentro casa si sta bene, c’è profumo di pane caldo …

là fuori, sotto la neve, dormono, come il grano, le gemme dei meli, gli elleboro che ho visto già spuntati, tutti i semini caduti per caso o messi da mani amorevoli.

Sotto la neve dorme il grano ….. e il lupo ploff-ploff …

venerdì 12 febbraio 2010

Censura sì, censura no … piripiripipì … piripiripipò


Apro il quotidiano e trovo ben in rilievo tutti i cortigli, o gossip che dir si voglia, di politici e affini. Qualcuno, in alto, prevede che alla massa dei lettori possa recare danno un’esposizione dei fatti, così come sono tout court.

Autocensura per disistima del cliente?
No, per la tutela del minus habens!

Accendendo la TV (se l’avessi), troverei documentari al posto delle trasmissioni di informazione.
Censura?
No, adeguamento alla par condicio!

Vado al bagno dell’autogrill e, come chiudo la porta, trovo una scritta di quelle oscene, quelle dei tizi che confondono genitalità con sessualità oppure l’ennesimo scherzo di cattivo gusto all’amico timido! Boh, per fortuna c’è solo questa; quelli delle pulizie passano ogni giorno.
Censura?
No marketing!
Apro il blog per postare e scopro che ci sono 21 commenti da censurare.
Ohibo! Mi ci hanno mandato a quel paese o hanno concordato con me in un modo terragno?

Voglio proprio vedere.
Ne compaiono solo due: uno della mia cara amica che domanda informazioni sull’uccello padulo e l’altro di Daniele, che mi suggerisce di portare pazienza e aspettare.
Gli altri 19 non si aprono. Anzi scompare pure l’avviso!

Ci rifletto su:
ma come mai non li ho trovati anche nella posta?
È vero che non vedendo mai niente, pensavo che le mie elucubrazioni si perdessero nell’etere,
è vero anche che, ultimamente, per evitare l’assideramento, apro e chiudo alla velocità della luce.
Ma cavoli, non mi sono accorta di niente di niente?

Censura?
Nooo, è che probabilmente non è piaciuto l’autoritratto di Sebastiano del Piombo!

Censura sì, censura no … piripiripipì … piripiripipò …
nevica ancor!

mercoledì 3 febbraio 2010

referendum? dum dum

Referendum
Ovvero
“Consultazione diretta del popolo che viene chiamato a pronunciarsi direttamente in ordine di approvazione o rigetto di una legge”.

Sto assistendo stupita al silenzio col quale viene accolto dai media un certo agire di questo Governo.

La memoria può incominciare a farmi cilecca, vista la non tenera età, ma mi sembra di ricordare chiaramente che ci furono due referendum posti al popolo italiano e dallo stesso votati nel secolo scorso. (Diamo una connotazione di vetustà ai fatti, anche se non sono più di 4-6 lustri che sono avvenuti, giusto per non fare sentire troppo in colpa i vari giornalisti, opinionisti, fancazzisti … che popolano di bla bla gli spazi mediatici).
Mi ricordo che,
in un referendum sull’uso del nucleare in Italia,
la maggioranza del popolo italiano si è detta contraria.

Mi ricordo che,
in un referendum sull’uso degli ogm in Italia,
la maggioranza del popolo italiano si è detta contraria.

Mi sembra che i risultati dei referendum diventino Leggi e per cui vadano rispettate da tutti (la metto giù semplice, perché son ignorante).

Ma che, son tutti morti quelli che han votato per il no?

Qui mi par di capire che si riprendano a costruire centrali nucleari e a coltivare mais ogm e nessuno fiata.

Le Leggi, c’insegna il nano, si possono modificare (lui e soci cercano anche di interpretarle a proprio uso e consumo), ma fino a che ciò non viene fatto, restano valide.
Quando è passata la modifica o abrogazione delle summenzionate Leggi, popolarmente votate?

O forse non è ancora passata ed è un colpo di mano che s’apprestano a fare, mettendo le modifiche in mezzo ad un centinaio di altre leggine con le quali creano una cortina fumogena?

Ma i media dove stanno?
Alla causa di divorzio del nano? Allo stadio? Al grande fratello?

Mi rivolgo ai media, perché non oso neanche più invocare il contradditorio camerale.
El gh’è no!

Forse le conoscenze tecniche si evolvono e le scelte fatte allora erano frutto dell’ignoranza popolare. D'accordo, spiegatemi chiaramente e convincetemi sul perché ciò, che sembrava sbagliato allora, ora è giusto.
Se me lo spiegate per bene, ci stò.
Diversamente no!

domenica 17 gennaio 2010

by pass?

Ogni tanto nella vita di ognuno, c’è un momento che rimane sospeso.
Viverlo ti da una strana sensazione. Viverlo? Mah…
Ti alzi e fai le cose che tutti si aspettano che tu faccia: lavori, sei gentile, pulito, ti interessi agli altri. Grato del fatto che almeno una piccola parte di ciò che fai è già stata stabilita da altri, così non devi pensarci, non te la devi inventare.
Poi al di fuori di quello è solo routine, senza programmi, senza entusiasmi, senza gioia.
Tiri il momento di poter andare a letto e dire: anche questo è passato.

Stai in piedi sulla porta della depressione, sai che un passo in più e la varchi senza sapere se e quando riuscirai a tornare indietro e questo ti fa paura,
allora pianti i piedi per terra, svuoti la testa e resisti,
ma sei disperato.

Non si può vivere senza una ragione per alzarsi la mattina e,
quando tutto è difficile, subordinato ad un sacco di varianti, di umori di altri, di possibilità negate o rimandate all’infinito, quando gli affetti sfuggono o sono ricatti, quando anche l’amicizia ha riserve,
ti senti proprio da solo.

Hai un bel dirti: che mi manca? In effetti non ti manca nessuna delle cose essenziali: famiglia, casa, salute, amici.
Sei solo precario in tutto!
Sei superfluo; usato, ma non indispensabile.
Spesso le cose ti vengono chieste con gentilezza, ma con la stessa gentilezza ti viene ricordato che non è necessario che tu le faccia se non vuoi, tanto … e ciò che è richiesto spesso prevede una grossa partecipazione, quasi sempre squilibrata rispetto a quello che te ne viene.
C’è una rapacità da parte di chi detiene il potere, qualsiasi potere, che è sfibrante, depauperante, impietosa, nei confronti del prossimo.

La precarietà della permanenza è un dato inscindibile dalla vita di ogni essere.
Ma in genere l’ansia di questo stato è ammortizzata da alcune basi solide, che consentono all’individuo di progettare, di proiettarsi nel futuro . Ma se non hai basi di alcun genere, al di fuori di te stesso, se non c’è condivisione alcuna, l’ansia ti divora.
Sei in un mondo di “arroccati” per potere o per disperazione.

Se ci aggiungi anche l’impossibilità di instaurare dei rituali-àncora, perché sei precario in ogni momento della tua vita,
sei distrutto.

Ti si svuota la testa, il cuore e non riesci più a fare niente.
Ma un niente grosso, così grosso che non ne vedi la fine, ti ci perdi….


lunedì 4 gennaio 2010

gentilezza e sobrietà 2



Sempre pensando al discorso dell’altra sera.
Tanto per esercitare lingua e memoria, nel senso di fargli fare del moto, mentre ascoltavo mi venivano spontanei vecchi slogan di piazza.
Tipo uno degli anni 70 :

Una risata vi seppellirà!

Noo….non va, in troppi si sono creduti che bastasse ridere di chi aveva la gobba e le orecchie a sventola : in fondo i nani portano fortuna, no?
Così oggi abbiamo un nano che si crede l’Unto, un Papa che vuol fare Santo un filonazista, uno scurrile cinepanettone per santificare il Natale ed una Sinistra che mira al “Centro”.
Forse era più chiaro uno degli slogan del ’68:

la lotta dura non ci fa paura!

Noo… anche qui sbaglio: si mette su famiglia, c’è bisogno di un lavoro sicuro per crescere i figli, si invecchia, “già dato …”, ecc. ecc.

E così immalinconita ho spento la radio: nipoti miei accontentavi del Twiga, delle chat rooms, di Fiorello, della settimana bianca, del volo low cost e …
se siete impegnati un minimo, di Parla con me, Ballarò, Anno zero...
“La Gabanelli, no è troppo lungo!” capisco, non tutti vogliono tirare l’ora della discoteca riflettendo.
“Di Pietro, Grillo, sono dei pazzi esagitati..!” In effetti difettano di savoir faire nell’esposizione del loro pensiero, dicono la verità urlando e, diciamocelo, Di Pietro inciampa anche nelle parole…

Insomma vi chiedo scusa se siete obbligati ad accontentarvi delle sole cazzate e cazzoni che vi abbiamo lasciato in eredità,
forse era meglio un “Gratta e vinci”!

gentilezza e sobrietà 1


L’altra sera ho ascoltato tutta orecchi il discorso di fine d’anno del Presidente della Repubblica. Beh, quanta solida buona creanza, savoir faire, per ricordarci quello che andrebbe fatto se si fosse tutti in buona fede. Quanta comprensione sui fatti che sono successi.
Ma erano così inevitabili, da doverseli tenere come uno “zoot” divino?
Io non mi chiamo Rossi Ernesto!
Perché questo bravo uomo nella sua qualità di Capo di uno Stato (anche mio) chiede di essere virtuosi, conservare giudizio, speranza, carità nel suo discorso annuale al popolo?
Batte la sella per farla capire all’asino?
Ma che bisogno c’è , non sarebbe più semplice battere i pugni sulla scrivania con davanti quegli scostumati del Governo?
Troppo diretto e politically correct?
O troppo poco “italian style”?
Per quale mancanza di senso del ridicolo si elogiano tutti coloro che fanno volontariato sostituendosi a strutture che dovrebbero essere statali?
Forse che se tali strutture ci fossero i poveri volontari non saprebbero come meglio impiegare il tempo?
O forse che le cose funzionerebbero ( Stato + volontariato) tanto bene da far diventare l’Italia una nazione modello con pochi Onorevoli ed Istituzioni funzionanti?
All’epoca delle elezioni del Presidente, mi domandavo come mai si fossero trovati tutti d’accordo sulla nomina del signore che, l’ultimo dell’anno, stava parlando con cotanta saggezza, ebbene, credo di averlo capito:
lo conoscevano meglio di noi poveretti!
Poi, anche lui, il gentil signore, nel suo discorso, ha ricordato che stare sempre sul chi va là favorisce lo sbroccare degli instabili e di conseguenza l’instaurarsi di un clima di tensione. Il che, ben si sa, preclude tempi amari, anni di piombo…
Niente, niente, l’onestuomo va pazziando?
Il clima di tensione non è dato da chi dice le cose come stanno, ma da chi male-fa, da chi, nell’interesse di poter intervenire violentemente, per imporre quelle che pensa essere le sue ragioni, lascia che accadano (quando addirittura non orchestra) fatti che gli permettano, prima, di mostrare la sua santità nell’essere magnanimo (quasi che questo servisse a garantire la giustezza del suo operato) e poi, di cavalcare l’onda creata dalle rane gracidanti. Ora che nel coro delle rane ci si metta pure il Presidente della Repubblica…
Lui c’era ai tempi delle stragi di Stato
che sono servite a giustificare la repressione dei movimenti di piazza, l’eliminazione dei politici scomodi, la mistificazione sull’uso della mafia da parte di alcuni partiti al Governo, altro che BR!
Non sarà anche lui “uomo di mare”? No, perché tutti ‘sti uomini di mare al governo, mi sa che ci stanno affondando … e uno va a passare le vacanze mimetizzandosi coi barracuda, e l’altro naviga a vista, e quell’altro ancora va bordesando …
Già, ma forse lui era già Onorevole…

sabato 14 novembre 2009

Ma vogliamo proprio che tornino tempi cupi?


Apro il giornale e leggo sulla proposta di legge per abbreviare i processi.

Ho sempre pensato che i processi durassero troppo e auspicato uno snellimento dell’iter,
ma così no! Così non si può!

Le persone per bene, danneggiate da malfattori, le persone che per anni hanno dovuto pazientare prima di veder riconosciuti i propri diritti (molte volte senza alcun risarcimento per il danno materiale e morale), quelle che hanno creduto nella Giustizia, ora sono beffate due volte, irrise e schiacciate dalla grande Sopraffazione di un Potere becero, ignorante e prepotente.

Che brutta sensazione!

Tempi lunghi sono certo scoranti e disarmanti e non oso pensare a chi ha subito torti gravi o a chi è detenuto in attesa di giudizio.

Penso a quanto sarebbe più semplice promuovere delle Leggi che non riempiano le carceri di disperati.
Penso a Leggi che obblighino i detenuti a partecipare a lavori sociali, insegnando loro un mestiere e costruendo l’orgoglio di contribuire alla gestione dello Stato, quello Stato Sociale che, mentre scontano la loro pena e recuperano il diritto al rispetto, gli cura i famigliari.
Penso a Leggi che non mettano in gattabuia un migrante per necessità, bensì un malfattore per scelta.

Ma dove va a finire la Giustizia, se si permette a malfattori in doppio petto assetati di potere e di soldi di invocare Leggi , condoni, decadimenti e quant’altro pur di continuare a male-fare impunemente?

Perché stiamo lasciando che questo Stato Sociale, così penato, ma ottenuto dai nostri padri con tanta sofferenza, se ne vada soppiantato da uno Stato di prepotenti sfrontati?

Ma chi abbiamo messo in Parlamento e al Senato?
Ladri, puttane, marchettari, drogati, confusi …
mi scusino gli onesti presenti, ma la loro voce si sente troppo poco o sono troppo pochi perché si possano ancora identificare Camera e Senato come i luoghi dove si esprimono i migliori, i giusti, gli onesti.

Mi si risponde spesso:
in Parlamento e al Senato abbiamo l’esatta rappresentanza del popolo che siamo!

Un corno, non ci credo!

Io così tanti truffatori, speculatori, mentitori, pervertiti, venduti e drogati come lì non ne conosco.
Conosco tanta gente onesta, che fa del proprio meglio in privato ed in pubblico, a casa come sul lavoro, che rispetta tutti: individui, società, Stato, famiglia, lavora onestamente, studia. Tanta gente che, pur potendo, non spreca né il suo né quello degli altri: per scelta, per equità. Gente che riflette, ascolta, parla, legge, comunica senza mistificare, tende una mano per aiutare non per tenere indietro. Gente che accoglie, non respinge.

Credo siano minoranze quelle che si sbomballano, che mercificano l’amore, che truffano, mentono, corrompono e mi domandoperché debbano rappresentarci?
Perché debbano legiferare a nome di tutti e a favore solo dei loro interessi?

Se non bastano buon senso, decoro, Leggi a fermarli: cosa rimane?

lunedì 5 ottobre 2009

Arché



"Non firmare non significa niente"


Credevo che crescere in una Italia del dopoguerra, lacerata da conflitti di appartenenza, di schieramento, di aderenza a degli ideali, di compromissione e compromessi, di scelte dolorose, valorose, di comodo, non fosse facile.
Invece mi sbagliavo.

Io sono figlia di una generazione anteguerra, che mi ha trasmesso tanti valori, da me spietatamente analizzati, ma in gran parte non rigettati, tanto erano fondamentali per il vivere nel consorzio umano.
E, per paradossale che possa sembrare, come risultato, io, figlia di un repubblichino, allevata all’ombra di Sant’Ambrogio, sono anarchica.

Ohibo! Non nel senso di bombarola refrattaria a qualsiasi regola, ma nell’accezione vera e profonda dell’utopia anarchica, quella che vorrebbe
ogni uomo responsabile delle sue azioni.
Ogni uomo coerente con il suo stato di “uomo tra gli uomini”.

Il nostro Stato clericale ci ha imbevuti di un’ideologia cristiana che vorrebbe osservassimo precetti come: ama il prossimo tuo come te stesso, non fare agli altri quel che non vuoi sia fatto a te, non uccidere, non rubare, non tradire, ecc.

Lo studiare la dottrina cattolica, mi ha portato non pochi problemi di coerenza e non parlo dei dogmi (alcuni dei quali per altro sconfessati nel giro degli ultimi lustri dalla stessa Chiesa), ma proprio per il doppio binario tenuto dai cosiddetti cittadini (cattolici) comuni o benpensanti italiani, i quali non accettavano di rimettersi in discussione quando i fatti da loro stessi agiti contraddicevano quanto andavano proclamando a gran voce o addirittura esigendo da altri.

Ora sono molto sconcertata,
dopo un’ondata, un conato, un rigurgito di coscienza che ha aleggiato sul cosiddetto mondo civile negli anni 60-70, la mistificazione ha preso il sopravvento.

Alle manifestazioni in favore dei valori famigliari presenziano persone che di famiglie ne hanno due o tre,
a quelle contro il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto etero e omosessuali prendono parte con foga omofobica, pervertiti tout court.
Si sostiene che senza le badanti straniere i nostri vecchi non potrebbero campare, poi ci si rifiuta di metterle in regola per risparmiare quattro lire, e per trombarle senza che possano reagire!
Si fanno guerre mascherati da pacificatori per cercare di ottenere anche quel poco che Paesi poveri hanno, ma non riescono a sfruttare.
Si creano ONG per aiutare i diseredati, i più deboli e ci si specula su sfruttando volontari e destinatari degli aiuti. Ci si arricchisce rubando fondi e materiali, o si smaltisce la merda a caro prezzo.
Si chiudono le chiese, come botteghe, in modo che i derelitti non vi possano trovare rifugio, e se qualcuno osa invocarne l’inviolabilità e la vocazione al soccorso, il prete chiama le Forze dell’Ordine per sgombrare il sacro suolo!
In montagna, sul mare, nei deserti l’uomo ha sempre aiutato gli altri esseri viventi in difficoltà, anche se nemici. Sono regole antiche tra gli Uomini. Ora, attaccandosi a cavilli, si scarica la responsabilità del mancato soccorso, sui limiti territoriali e sull’effettiva capienza dei centri di accoglienza. E il mare, meraviglioso territorio che dovrebbe sanare, già trasformato in discarica, ora diventa anche calvario e cimitero di uomini che credono esista ancora la pietà.
Uomini sfrontati, che dovrebbero rappresentare il popolo si sono dimenticati che dovrebbero legiferare per il benessere di tutti e non solo il loro. Così non si promulgano leggi per combattere la corruzione dei funzionari pubblici che danno i permessi di edificabilità in posti pericolosi, costruiscono ponti, strade o dighe che crollano. Non si promulgano leggi che controllino veramente la sicurezza nelle fabbriche, nei cantieri. Leggi che tutelino le persone da chi tarocca tutto: cemento, acciaio, carte bollate…
Non si fanno leggi che proibiscano alle Banche di proliferare come funghi, usare i soldi per affari sporchi, pulire i soldi sporchi. Non si impone alle banche di anticipare i soldi a chi ha già commesse di lavoro invece di stampare nuovi pezzi di carta senza valore.
No, si preferisce creare disoccupati e discutere su a chi spetti la cassa integrazione, facendo finta di ignorare che gran parte dei lavoratori nel nostro Paese non potrà beneficiarne perchè sono irregolari, in nero o con contratti anomali, tutti rigorosamente senza diritti, sfruttati, umiliati e ricattati.
No, si fa credere agli italiani che per sanare i deficit in svariati campi di intervento sociale è necessario svendere la propria dignità e accettare che i malfattori ripuliscano il loro denaro. Si premiano i delinquenti che hanno accumulato all’estero denaro sporco e che ora lo puliranno facendolo rientrare col beneplacito dello Stato. Si fa finta di non sapere che gli evasori veri, quelli col denaro pulito, ma che non credono nella giustezza del sistema di tassazione, non lo riporteranno comunque il loro denaro.
Cos’è questa protervia che nega pure il diritto di essere poveri conservando la dignità. Perché non si riconosce alla gente il diritto davanti alle bugie, alle corruttele, di dire: non ci sto!

Arché, arché che tutto hai corrotto!

Ho guardato esterrefatta la reazione stizzita di un Presidente, che credevo abbastanza saggio da rispondere pacatamente ad un onesto cittadino che lo implorava di non avallare quest’ultimo vergognoso regalo ai malfattori (veri!). Perché tanta insofferenza? Perché umiliarlo con un: taccia se non sa!. Perché?
Forse lui sa qualcosa che non può essere reso pubblico? Altrimenti perche non ce lo spiega? O perché non ci spiega come mai lui, messo come ultimo baluardo garante la democrazia, ascolta le ragioni di coloro che corrompono e si fan corrompere invece di quelle del popolo che rappresenta?
Forse perché le lotte della sua giovinezza sono lontane e ora i politici si propongono come rappresentanti del popolo senza avere la minima intenzione di ascoltarlo, né prima, né dopo. Attirati solo dai lauti stipendi che riescono ad avere senza alcuna richiesta di corrispettivo merito. Ora, questi politici, se smascherati come esempi fallaci o nell’abuso della professione, fanno finta di non sentire la vergogna e restano pervicacemente attaccati alla poltrona, abbarbicati ad uno scranno sul quale si legge il giornale, si dorme, si telefona, si fanno gazzarra e combine, quando addirittura non ci si esime dall’assentarsi oltre il lecito o in momenti cruciali.

Arché, arché quando tornerai ad essere compagna di saggi, impugnata da probi?

Ora sempre più sviliti, ci viene indicata solo la strada dell’appiattimento verso il basso, verso il peggio.
Non si accetta la verità dei fatti, si tacciono, si mistificano e se qualcuno osa raccontarli pubblicamente si manda un fariseo, cui la sorte ha regalato il ghigno di un nano di corte, e che crudele come tutti i nani e asservito al suo padrone, fustiga, deride e umilia i più deboli: signorina come si guadagna da vivere? Ripetuto all’infinito al fine di coprire anche quelle poche scuse pietose ….

Ma quant’è difficile vivere ora vivere onestamente e coerentemente, altro che il dopo-guerra!